Senza categoria

Domandare è un’arte, perché?

Fare domande è un’arte che stiamo perdendo.

Da bambini tempestiamo i nostri genitori con “Perché?” e “Perché no?”, ma da adulti cerchiamo di fare meno domande possibili.

Uno studio britannico sostiene che le madri sono sottoposte ad una raffica di 300 domande al giorno, per le bambine si parla di un numero di circa 390, più o meno complesse a secondo se l’età è superiore o inferiore ai quattro anni.

Facendo domande, i bambini costruiscono, e gradualmente precisano, la loro immagine del mondo: entità, cause, effetti, relazioni.

A scuola siamo sempre stati premiati quando davamo le risposte corrette e, anche al lavoro, veniamo apprezzati quando sappiamo rispondere, non quando facciamo domande.

Chi fa domande è scomodo, molto spesso viene criticato o giudicato male.

In ambito lavorativo, quando siamo chiamati a prendere delle decisioni, la regola è “fallo il prima possibile”, “doveva essere fatto ieri” e ci concentriamo più sul dare una risposta che sul processo decisionale. È proprio il processo che ci porta a una conclusione che questa modalità sia la chiave del successo.

Da adulti le nostre relazioni interpersonali e il nostro vissuto raramente diventano oggetto di domande. Questo ci porta spesso a dare tutto per scontato, come se non avessimo bisogno di focalizzare la nostra attenzione su aspetti della nostra vita che invece hanno bisogno di una buona e costante manutenzione.

Spesso siamo così impegnati a fare qualcosa che non ci domandiamo perché lo stiamo facendo, e come potremmo farlo meglio, come essere più felici o quali sono le implicazioni per il nostro benessere, per la nostra vita e per gli altri.

E no, non credo che questo succeda perché le domande da porre si esauriscono.

Dopo aver disimparato a domandare, tornare a far domande da adulti è difficile. Se la domanda è appena più complessa di “sa che ore sono?” bisogna investire un minimo di ragionamento per consolidare una curiosità o un dubbio in un quesito da tradurre in parole precise.

E ancora: porre una domanda significa entrare in una relazione di scambio. E significa affidarsi alla capacità e alla volontà dell’interlocutore di rispondere a tono, bisogna cioè essere onestamente disposti a mettere in crisi il proprio patrimonio di informazioni per accogliere la nuova informazione ottenuta, nel caso questa contraddica i dati già posseduti. Una pratica che può rivelarsi tanto destabilizzante quanto faticosa.

Di solito svicoliamo facendo domande che non sono reali domande, o perché conosciamo già la risposta, o perché le formuliamo in modo tale da ottenere la risposta desiderata. Rinunciamo a un di più di conoscenza per un di più di stabilità cognitiva ed emotiva.

Esistono diversi tipi di domande, a seconda del tipo di problema che vogliamo risolvere.

  1. Domande di verifica

Le domande di verifica ci aiutano a capire meglio ciò che l’interlocutore vuole realmente comunicare e non quello che ci sembra voglia dire. «Se ho capito bene… ho capito bene?» oppure: «Cosa intendi esattamente per?…» oppure: «Ti ho sentito dire che… puoi dirmi di più?»

Mentre ripetiamo per accertarci di avere capito, anziché parafrasare ciò che la persona ha detto è bene cercare di utilizzare le sue stesse parole. Anche solo parafrasando, infatti, rischiamo già di cambiare il significato originale e di imporre la nostra mappa del mondo.

  1. Domande di approfondimento

Le domande di approfondimento sono usate per esplorare alcuni aspetti del problema ignorati nella conversazione. Esempi possono essere: “Come posso applicare questo concetto in un contesto diverso?” o ancora “In quale altro modo posso usare questa conoscenza?”. Prendersi il tempo per capire meglio una questione, ci può portare a risultati che non avevamo neanche pensato.

  1. Domande di indagine

Le domande di indagine sono usate per indagare le cause profonde di un problema, per capire meglio come si è arrivati a una conclusione, per rimettere in discussione certe ipotesi. Si tratta di un approccio più analitico. Esempi possono essere “ Come hai svolto questa analisi?”, “Perché hai scelto di (non) includere questo step?”.

  1. Domande che allargano la prospettiva

Le domande che allargano la prospettiva ci aiutano a prendere in considerazione il quadro generale di una situazione. Quando ci focalizziamo troppo su un problema, è facile perdere di vista il contesto che stiamo esaminando. Esempi di domande di questo tipo sono: “Facciamo un passo indietro, quali sono le sfide più grandi?”, “Ci stiamo facendo le domande giuste?”.

Fare (e farsi) onestamente domande è uno dei fondamenti del pensiero creativo.

La curiosità degli altri e del mondo è uno dei tratti caratteristici delle persone creative.

Dunque, dovremmo ricordarci un po’ più spesso che ogni domanda che rinunciamo a fare è un’occasione perduta non solo in termini di comprensione, di conoscenza e di relazione, ma anche in termini di invenzione. I bambini di quattro anni lo sanno benissimo.

Le domande hanno davvero il potere di cambiare la nostra vita. Ponendoci le domande giuste, mobilitiamo tutte le nostre risorse interiori, anche quelle che non pensavamo di possedere. Cerchiamo di non cadere nelle dinamiche della pigrizia o della rassegnazione o magari della timidezza ed impariamo ad esprimere noi stessi nelle nostre domande apprezzando quella sana curiosità che ci mette in relazione con gli altri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *