Ambiente

Miti e leggende sugli alberi: Le Driadi ninfe delle querce e altre storie.

I boschi di quercia erano sacri

Il culto della quercia tra i celti

Tra i celti i boschi di quercia erano sacri, in modo particolare i druidi celebravano i loro riti all’ interno di querceti sacri.

Racconta Plinio: “I Druidi  – così si chiamano i maghi di quei paesi – non considerano niente più sacro del vischio e dell’albero su cui esso cresce, purché si tratti di un rovere (Quercus petraea). Già scelgono come sacri i boschi di rovere in quanto tali, e non compiono alcun rito religioso se non hanno fronde di questo albero, tanto che il termine di Druidi può sembrare di derivazione greca.

In realtà essi ritengono tutto ciò che nasce sulle piante di rovere come inviato dal cielo, un segno che l’albero è stato scelto dalla divinità stessa. Peraltro il vischio di rovere è molto raro a trovarsi e quando viene scoperto lo si raccoglie con grande devozione: innanzitutto al sesto giorno della luna(che segna per loro l’inizio del mese e dell’anno e del secolo, ogni trenta anni) e questo perché in tal giorno la luna ha già abbastanza forza e non è a mezzo. Il nome che hanno dato al vischio significa “che guarisce tutto”.

Una leggenda popolare sarda  ha come protagonista la quercia. Un giorno il diavolo si recò dal Signore dicendogli: “Tu sei il signore e padrone di tutto il creato, mentre io, misero, non possiedo nulla. Concedimi una signoria, pur minima, su una parte della creazione; mi accontento di poco. “Che cosa vorresti avere?” chiese Dio. Dammi, per esempio, il potere su tutto il bosco propose il diavolo. “E sia”  decretò il Signore “ma soltanto quando i boschi saranno completamente senza fogliame, ovvero durante l’inverno: in primavera il potere tornerà me. Quando gli alberi a foglie decidue dei boschi seppero del patto, cominciarono a preoccuparsi; e con il passare del tempo la preoccupazione si mutò in agitazione. “Che cosa possiamo fare?” si domandavano disperati. “A noi le foglie cadono in autunno.  Il problema pareva insolubile quando al faggio venne un’idea: “Andiamo a consultare la quercia, più robusta e saggia e di noi tutti la più anziana. Forse lei troverà un espediente per salvarci”

La quercia, dopo avere riflettuto gravemente, rispose: “Tenterò di trattenere le mie foglie secche sui rami finché sui vostri non spunteranno le foglioline nuove.

Così il bosco non sarà mai completamente spoglio e il demonio non potrà avere alcun dominio su di noi”.  Da allora le foglie secche della quercia, coriacee e seghettate, rimangono sui rami per cadere completamente soltanto quando almeno un cespuglio si è rivestito di foglie nuove.

Per non dimenticare che da sempre l’uomo ha celebrato l’importanza e la grandezza della natura.

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